Queste poesie non sono specchi in cui riflettersi, ma finestre da cui guardare fuori,
scoprendo che la luce, oggi, ha un colore che non avevamo mai notato prima.
Ho perduto gli anni migliori
Ho perduto gli anni migliori
della mia vita
rincorrendo fantasmi.
Colpevole solo,
nel mio delirio,
di desiderare la morte.
Tornavo ogni volta
là dove il richiamo
della tua ombra
mi uccideva.
E morivo,
per rinascere
nella tua inconsistenza.
Non merito niente di te.
Non merito niente di te.
Il tuo respiro sussurrato
tra le pieghe dei nostri corpi,
sudati e persi,
nei pochi sguardi smarriti.
Il tepore della tua pelle
di questa notte che odora di noi
e di vigneti intrisa.
Non svegliarmi domani o meglio sì,
solo se il lago ha
odore, calore e sapore…
di noi!
Milano
Milano,
tu mi hai regalato
la mia identità,
tu che hai sempre
saputo come prendermi.
Milano,
nuda o vestita,
negli angoli della metro,
scappando da chi
mi malediva
succhiandomi l’anima.
Milano,
tu sai che non avevo
bisogno di pregarti,
ma come ogni puttana
capivi quando darmelo,
il tuo desiderio infame,
iniquo
come le nostre voglie.
Milano,
io e te, un buco da un amico,
un letto rubato,
nella stanza spoglia,
vederci nudi in piedi,
perché davvero
ridevi nella compassione
che avevi per noi,
quei tempi là.
Milano,
fuggito, quasi proibito,
oggi ritornare:
tu sola puoi salvarmi
sottoterra,
riacchiappami l’anima.
Ci salutiamo
Ci salutiamo,
ai margini
di un pomeriggio
immaginario.
Non v’è pace alcuna,
naufraghi,
tra quartieri
sventrati.
E fradici
di parole sussurrate,
a occhi chiusi,
sfumiamo.
Lontano si dissolvono
Lontano
si dissolvono
parole taciute,
e stridono
dell’anima i sussulti.
Noi,
persi tra quel poco
ch’è rimasto.
E nella piccola ombra
di questo sole
metropolitano,
noi ci sciogliamo
in mescolanza.
Tra i rumori
tremuli
di una città
altrettanto
in agonia.
Ho aperto la tua anima
Ho aperto
la tua anima
e vi ho sepolto
le mie parole;
seccate
dalle lingue
di tramontana.
Dammi una ragione,
una sola,
una qualsiasi,
perché io comprenda
i rami spezzati.
Una sola ragione,
anche in trasparenza,
tra le ipotesi.
Vorrei ali
Vorrei ali per l’infinito,
e raggiungerti
là dove il sole
non tramonta mai.
Mi hanno ucciso
troppe volte
queste notti
che di te
più non sanno.
Allora meglio morire.
Là dove la polvere
ha il sapore antico
di noi.
Ho creduto
Ho creduto
di vivere
con uomini veri,
uomini
che dicono sono nessuno.
Non farò più caso
a come
mi chiamerai.
O se mi chiamerai.
Cade,
uno ad uno,
ogni mio desiderio
di te.
I passi lenti
avanzano stanchi,
tra terra
e resti di noi.
Tutto è inutile
Tutto è inutile,
immenso e profondo mare.
Forse hai pianto per me,
per noi.
Forse, lavando i nostri corpi,
la tua e la mia inquietudine
ci hanno portati via.
Respiro dopo respiro,
lasciandoci così
nel nostro straziarci,
impotenti.
Una notte
Una notte
mi dormivi accanto,
su una sponda di fiume.
Sentivo
lo schizzarmi addosso
del tuo respiro,
mi lavavi l’anima.
Il tempo di un rumore,
sordo,
lontano,
e già si era persa l’eco
di noi.
Ho alzato la mano al tempo
Ho alzato la mano al tempo,
dove tutto è sfuocato,
contrasto fuori campo.
Anche il poco ha importanza;
poi il vento
scuote alle foglie i pensieri,
all’orizzonte chiude lo sguardo.
Con il fiato sospeso
strozzo un conato,
d’ali spezzate timido battito.
Ombra alla terra,
ove i solchi
sono di noi
orme calpestate.
Ho buttato al vento
Ho buttato al vento
i miei anni migliori,
o forse
li ho buttati
perché insipidi.
Ma tu,
da che parte stai?
Sulla soglia
che sulla mia anima
s’apre
o decidi di entrare?
Per te,
c’è sempre un noi.
Che tu sia crisalide
o farfalla,
ananas o fragola,
tulipano o geranio.
Mi chiudi a rifugio
e mi riapri,
con il profumo del caffè.
Volgare mano,
che sa anche di carezze,
respiro affaticato
tra cespugli di more.
Là dove sei
e come sei,
rosso scarlatto…
di noi, ascolta!
Ascolta
Per un attimo,
ascolta,
tu che d'amore mi hai ingannato.
Tu, incredibile tu,
che di bugie mi hai avvelenato.
Artefice nel rendermi parte di te,
hai succhiato il midollo
di quell’ultimo sospiro d’amore
che nemmeno conosci.
Quello che amo
Quello che amo
nella tua mano è racchiuso.
Nel tuo sguardo insolente,
nel frusciare del tuo respiro
e in quella ruga sottile,
di pianto amara.
Nell’abisso dei tuoi occhi,
profondi come il mare;
nelle conquiste dolenti
e nelle bugie sussurrate;
nel buono fragrante
tra le pieghe del tuo corpo.
Quello che amo
sa tutto di te,
pur se in noi m’inciampo.