Abstract: Il capitolo entra nel vivo del romanzo e delinea il profondo contrasto emotivo e caratteriale tra due fratelli uterini, Mirko e Sebastiano, uniti da un legame viscerale quanto tormentato. Mentre Sebastiano si perde in un incontro fugace e privo di coinvolgimento, Mirko resta intrappolato in un'attesa ansiosa, culminata nel tentativo fallito di contattare un amico.

Quando Mirko si sveglia nel suo letto è pomeriggio inoltrato. Guardandosi pigramente attorno, si accorge per caso del post-it giallo appiccicato al cuscino. A quel punto Mirko ha un brivido. Immagina perfettamente cosa c'è scritto; lo raffigura nella mente perché è una scena che ha visto e rivisto un sacco di volte. Eppure quella notte gli è sembrata diversa, la più bella.

Mirko guarda l'orologio. Sono passate da poco le cinque del pomeriggio. Il fratello è proprio uno stronzo. L'ha preso in giro ancora una volta, e lui si è lasciato tramortire da una quantità esagerata di stronzate. Lo ha reso sicuro di certezze basate sul nulla. Adesso gli gira la testa, però quel post-it gli rimescola il sangue. La sensazione è quella di sempre: di precipitare nel vuoto, o meglio, di galleggiare nel vuoto. Il vuoto dentro; nello stomaco, nelle arterie, nel cervello. È così incazzato da esplodere.

Mirko e Sebastiano — questo è il nome del fratello — sono uterini, cioè figli della stessa madre e di padri diversi. Mirko, di uterino, ha certamente le reazioni: viscerali, istintive, irrazionali; Sebastiano, invece, il carattere: bizzarro e strano. Nonostante quello che Mirko possa pensare dell'altro in questo momento, il fratello gli vuole bene e ne è attratto in modo quasi ossessivo. Come succede spesso tra le persone, senza volerlo entrambi vivono questo loro legame con un senso di disagio e di dolore. E il loro modo di fare — appunto: uterino — complica ulteriormente le cose. È come se si trovassero in una fase di perenne transizione tra l'infanzia e l'età adulta, e pare che vivano ancora in bilico tra il mondo del bene e quello del male.

Mirko avverte questa sensazione in modo acuto, come se si trattasse di un segreto noto soltanto a lui. Teme il fratello, eppure certe volte gli sembra che egli sia l'unico ancora in grado di proteggerlo. Sotto l'aspetto esteriore Sebastiano appartiene al mondo degli adulti, ma ogni tanto Mirko lo vede come un tipo che va in giro travestito e con la barba finta.

 

Quando Sebastiano entra nel pub, qualche ora dopo, ruotando insieme alla porta girevole, in cuor suo spera di non incontrare il fratello. Non è in vena di spiegazioni, né desidera dargliene; poi ha bisogno di stare con una donna. E quella che ha abbordato la sera prima, con la quale adesso ha appuntamento lì, è perfetta. Non si è affatto chiesto dove viva, com'è la sua vita, se sia impegnata con qualcuno o come sia a letto; insomma, le solite, banali considerazioni che le persone si fanno su qualcuno appena incontrato. No, a lui importava solo che lei gliela desse senza problemi, senza coinvolgerlo emotivamente, senza ricatti affettivi del cazzo, senza chiedergli niente di più se non di scoparla. E questo basta. Perché di questo lui ha bisogno questa sera: scopare fino a far male. Scaricare la rabbia che sente dentro sulla donna che glielo lascia fare; una donna vera.

 

Mirko non riesce a smettere di pensare, senza sentire un crampo allo stomaco, senza desiderare di spaccargli la faccia per come il fratello l'ha trattato: peggio di una merda. A un tratto Mirko decide che non sarebbe uscito. Questa sera sarebbe rimasto a casa. È da tempo che non prende una decisione simile, ma questa circostanza la richiede. Si dice che ha probabilmente bisogno di staccare la spina, concedersi una pausa di riflessione. Ultimamente gli sono successe troppe cose. La vita gli sta passando accanto con una velocità impressionante e lui deve fare qualcosa per rallentarla. Altrimenti verrà sommerso dagli eventi.

Allora si fa una lunga doccia bollente. Poi guarda un film in TV, ingozzandosi di pizza surgelata e birra fino a star male. Nel frattempo il suo vuoto dentro si allarga, passa attraverso le vene strisciandogli lungo il corpo, nelle gambe, nelle mani. È come se si stesse svuotando lentamente, ma allo stesso tempo si sentisse sempre più pieno, più pesante, e facesse sempre più fatica a muoversi.

 

Sebastiano è in piedi appoggiato al bancone e si è già scolato un paio di whisky. Indossa un blazer in pelle nera e una camicia bianca. Viso freddo, scolpito, da duro. Occhi scuri e capelli corti neri. Quando la vede arrivare, guarda la ragazza con una leggera espressione di scherno, la testa da un lato, la mano destra nella tasca dei jeans straight denim — aria da spavaldo pieno di grazia — in quell'outfit tra il casual e lo chic. Fa un cenno rapido con il capo e la ragazza lo raggiunge. Non che sia straordinariamente attraente, ma c'è qualcosa di promettente nel suo sguardo.

Più tardi sono già a casa di lei. E quello che succede dopo lo lascio raffigurare nella mente del lettore. Il forte desiderio di Sebastiano e l'attrazione che lui riversa su di lei faranno la loro parte. Scopano di brutto. Lui per dimenticare il fratello, con tutta la rabbia che ha in corpo; lei con la certezza che un tipo così non le capiterà mai più.

 

Mirko invece finisce di guardare in TV Parla con lei, e piange anche questa volta nel vedere quel vecchio film. In un'intervista Almodóvar disse che le donne piangono meglio degli uomini — si ricorda Mirko di aver letto da qualche parte — hanno meno pudore e ciò rende le loro lacrime più spettacolari. Ma in questo film sono gli uomini a piangere le lacrime più amare e coinvolgenti. E questa volta, ancor più delle altre, Mirko prova a rimanere in ascolto di ogni inquadratura, della sensualità di ogni corpo, maschile o femminile; sopraffatto dall'emozione ma anche costantemente diviso tra la commozione e il rammarico dell'angoscia che esse generano, soggette a tortuose avventure, fatalità inarrestabili, oscure avversioni.

E le lacrime di questo film — dove l'amore sullo schermo dei due personaggi maschili è tanto più contagioso quanto più irreparabile è l'ostacolo contro il quale s'infrangono — diventano quelle di Mirko, rievocando in lui la memoria di una sofferenza così profonda da sembrare di natura biologica. Si dirà Mirko, alla fine, avviluppato sul divano e tirando su con il naso: non c'è passione che non generi ansia, amore che non sia ipnotizzato dal proprio martirio e sentimento che non ceda alla propria totalità. È la legge del desiderio.

 

All'improvviso Mirko si alza. Sente fame, e gli sembra ingiustificato. Spesso confonde il mal di stomaco da ansia con il bisogno di mangiare. Sta lì, in piedi, con lo sguardo fisso posato sul sandwich al tonno che si sta preparando, come se da un momento all'altro potesse succedergli qualcosa. Non ha la minima idea di cosa, ma sente che potrebbe succedere.

Improvvisamente ricorda il compleanno di Christian. Se n'è dimenticato. Deve rimediare. Prende il cellulare, cerca il numero tra i contatti e fa partire la chiamata senza preoccuparsi minimamente dell'ora, né di cosa gli avrebbe detto, né se l'amico stesse già dormendo. Christian non risponde. Riprova di nuovo e poi ancora: "Il numero da lei chiamato non è al momento raggiungibile...".

D'impeto s'interrompe, come un motore che si arresta all'improvviso, e sprofonda sul divano.

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